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UNA RISPOSTA ADULTA AL TERRORISMO

 

I fatti di Bruxelles sono l'ennesimo episodio che sta confermando lo scivolamento dell'Europa nel mare bollente in cui, da almeno due generazioni, vive un largo medio oriente. Cosa fare, di fronte a questo fenomeno tanto pericoloso quanto ineluttabile? Le risposte sono balbettanti e oscillano tra l'irresponsabile indifferenza e il velleitarismo della reazione di forza.

Fare finta di nulla non è possibile, poiché i cittadini – a maggior ragione in una società resa ipersensibile dal condizionamento mediatico – sentono la paura e non possiamo pretendere lo stoicismo di guardare in faccia la morte senza tremare. D'altronde, pensare di rispondere con la forza, non solo è velleitario, ma suona addirittura ridicolo: cosa volete che spaventi la legge marziale e la pena di morte a chi si fa esplodere?

Vi è una domanda preliminare che occorre porsi prima di analizzare la risposta al “che fare?”. La domanda è: “Perché circolano solo parole che non riescono a mascherare la loro impotente debolezza?” La risposta è che, dalla Mogherini che piange a Salvini che fa il bulletto, la classe dirigente del circuito politico-mediatico-istituzionale, si rappresenta esclusivamente attraverso retoriche adolescenziali. Non si tratta solo di un fatto anagrafico (per quanto non sia indifferente possedere un vissuto che sia andato oltre il volantinaggio e la propaganda di partito... ), ma soprattutto di una incapacità – testimoniata dall'ossessivo utilizzo della strumentazione propria degli adolescenti, dai social network alle simbologie gergali – di entrare compiutamente nell'età “adulta” del potere.

Fortunatamente, molte realtà che gestiscono il potere collegato alle questioni generali, dai servizi di sicurezza alle multinazionali, si muovono in dimensioni meno visibili e certamente più impermeabili a queste deriva adolescenziale. Tuttavia, è certamente un problema il fatto che il discorso pubblico veicolato dai media continui a essere caratterizzato da connotazioni così marcatamente infantili.

Purtroppo, il precipitare degli eventi è repentino e non permette che il tempo migliori il discorso pubblico facendolo transitare, ad esempio, dal “politicamente corretto” al “politicamente sensato” o dal “discorso populista” al “discorso popolare”.

Quindi, non ci resta che affidarci alle poche figure “adulte” presenti nel quadro politico. E cosa faranno gli adulti? Semplice, incontreranno i nemici e cercheranno, senza timore o aggressività, di trovare punti di soluzione compatibili con un comune riferimento esistenziale. Se questo ci porterà vantaggio o svantaggio economico sarà, a quel punto, del tutto indifferente. Oggi, la priorità è mantenere la civiltà dei nostri suoli, senza che essi vengano inghiottiti dalle fiamme di quella parte del mondo che vive perennemente nel fuoco. Non serve indicare i nomi a cui far riferimento per questo difficile compito: ogni cittadino, posto di fronte a questioni reali (e non alle sciocchezze che si discutono nei talk show) sa bene distinguere tra chi, nella propria vita, ha superato prove “vere” e chi, invece, si è solo baloccato con una politica del tutto riassorbita dalle logiche della “società dello spettacolo”.

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I fatti di Bruxelles sono l'ennesimo episodio che sta confermando lo scivolamento dell'Europa nel mare bollente in cui, da almeno due generazioni, vive un largo medio oriente. Cosa fare, di fronte a questo fenomeno tanto pericoloso quanto ineluttabile? Le risposte sono balbettanti e oscillano tra l'irresponsabile indifferenza e il velleitarismo della reazione di forza.

Fare finta di nulla non è possibile, poiché i cittadini – a maggior ragione in una società resa ipersensibile dal condizionamento mediatico – sentono la paura e non possiamo pretendere lo stoicismo di guardare in faccia la morte senza tremare. D'altronde, pensare di rispondere con la forza, non solo è velleitario, ma suona addirittura ridicolo: cosa volete che spaventi la legge marziale e la pena di morte a chi si fa esplodere?

Vi è una domanda preliminare che occorre porsi prima di analizzare la risposta al “che fare?”. La domanda è: “Perché circolano solo parole che non riescono a mascherare la loro impotente debolezza?” La risposta è che, dalla Mogherini che piange a Salvini che fa il bulletto, la classe dirigente del circuito politico-mediatico-istituzionale, si rappresenta esclusivamente attraverso retoriche adolescenziali. Non si tratta solo di un fatto anagrafico (per quanto non sia indifferente possedere un vissuto che sia andato oltre il volantinaggio e la propaganda di partito... ), ma soprattutto di una incapacità – testimoniata dall'ossessivo utilizzo della strumentazione propria degli adolescenti, dai social network alle simbologie gergali – di entrare compiutamente nell'età “adulta” del potere.

Fortunatamente, molte realtà che gestiscono il potere collegato alle questioni generali, dai servizi di sicurezza alle multinazionali, si muovono in dimensioni meno visibili e certamente più impermeabili a queste deriva adolescenziale. Tuttavia, è certamente un problema il fatto che il discorso pubblico veicolato dai media continui a essere caratterizzato da connotazioni così marcatamente infantili.

Purtroppo, il precipitare degli eventi è repentino e non permette che il tempo migliori il discorso pubblico facendolo transitare, ad esempio, dal “politicamente corretto” al “politicamente sensato” o dal “discorso populista” al “discorso popolare”.

Quindi, non ci resta che affidarci alle poche figure “adulte” presenti nel quadro politico. E cosa faranno gli adulti? Semplice, incontreranno i nemici e cercheranno, senza timore o aggressività, di trovare punti di soluzione compatibili con un comune riferimento esistenziale. Se questo ci porterà vantaggio o svantaggio economico sarà, a quel punto, del tutto indifferente. Oggi, la priorità è mantenere la civiltà dei nostri suoli, senza che essi vengano inghiottiti dalle fiamme di quella parte del mondo che vive perennemente nel fuoco. Non serve indicare i nomi a cui far riferimento per questo difficile compito: ogni cittadino, posto di fronte a questioni reali (e non alle sciocchezze che si discutono nei talk show) sa bene distinguere tra chi, nella propria vita, ha superato prove “vere” e chi, invece, si è solo baloccato con una politica del tutto riassorbita dalle logiche della “società dello spettacolo”.

Alessandro Aleotti

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